Europa sull’isola che non c’è

Euro

Ricordo la scena in cui Umberto Eco, al PalaDozza di Bologna, nel gennaio 2002, celebra l’avvento dell’euro pronunciando solennemente “Fratelli d’Europa, l’Europa si è desta“, mentre tiene in mano una moneta da un euro fresca fresca di conio. Eco voleva, a modo suo, simboleggiare un grande inizio per un’Europa che stava finalmente nascendo. Ma che basso momento, con quella moneta in mano, se si pensa al sogno degli Stati Uniti d’Europa di Altiero Spinelli! Che maniera ingloriosa di festeggiare la nascita dell’Europa!

Nella storia europea e occidentale il termine costituzione ha un significato preciso. È il momento fondativo di una realtà sovrana. Uno strumento simbolico con cui la comunità, il demos, si riconosce come tale e sceglie di stare insieme. E si dà delle regole “supreme” per governarsi.

La costituzione europea, per come è stata concepita, non assolveva questo compito. I negoziati intergovernativi e il lento susseguirsi delle ratifiche nazionali non hanno certamente rappresentato quel grande momento storico per l’unità e l’integrazione del demos europeo.

Un’assemblea costituente eletta su base continentale e un referendum unico europeo avrebbero rappresentato sicuramente una scelta più solenne e adeguata per una vera e propria costituzione.

E con la costituzione e il sogno federale è morta anche la fiducia dei cittadini nei confronti dell’Europa. È difficile che l’uomo della strada si scaldi il cuore con le strategie monetarie della BCE o con i regolamenti comunitari sugli standard nell’allevamento del pollame. Se l’Europa – nel bene e nel male – influenza le loro vite, i cittadini esigono che l’Europa sia democratica e a loro vicina. Ai loro interessi, alle loro aspirazioni, ai loro desideri.

Si dice che i francesi votarono no al referendum sulla costituzione, nel 2005, perché temevano un’invasione di lavoratori a basso costo dall’Est europeo. Qualcuno ha mai dato prova a quei francesi che ci sono delle ragioni un po’ più “alte” per cui l’Europa va fatta? Le istituzioni di Bruxelles hanno mai dato un segnale ai cittadini europei che l’Europa è “dalla loro parte”?

Grafico giù

L’integrazione economica e monetaria dell’Europa è stata spinta molto avanti. Non altrettanto si può dire dell’integrazione politica. Questo squilibrio ha reso l’Unione Europea politicamente sterile. Una costruzione fredda e distante, vista come ostile dall’opinione pubblica. La fiducia nell’Unione Europea è crollata, in vent’anni, dal 72% al 33%.

L’Europa delle banche, a quanto pare, non appassiona.

Nella mitologia greca Europa era la figlia di Agenore, re di Tiro. Zeus, invaghitosi di lei, si trasformò in un toro bianco e mostrandosi mansueto la fece salire sul suo dorso e la rapì, portandola a Creta. Lì il padre degli dei rivelò alla fanciulla la sua vera identità e, per possederla, la violentò.

Parafrasando il mito, possiamo dire che a cavallo tra il XX e il XXI secolo la fanciullesca idea di un’Europa unita è stata rapita da un toro bianco chiamato Euro, e violentata sull’isola di una confederazione bancaria.

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